Downshifting; quando “rallentare”, vuol dire vivere la propria vita.

Downshifting: la semplicità volontaria di rallentare nel mondo del lavoro, per avere più tempo libero.

downshifing

Ricordo ancora il momento preciso, in cui ho deciso di “mollare” la mia vecchia vita.

Non mi sono licenziato, non sono partito per chissà quanti anni in giro per il mondo.

Ho semplicemente scelto di lavorare meno, rallentare e prendermi ciò che dovrebbe aspettare di diritto ad ogni essere umano:

Il tempo. Il tempo per vivere la propria vita.

E’ una pratica che viene usata da tantissimo tempo e viene spesso chiamata “downshifting”, ossia la “semplicità volontaria”.

Cito da Wikipedia:

La semplicità volontaria all’interno del mondo del lavoro e del più vasto concetto di lifestyle, è la scelta da parte di diverse figure di lavoratori di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, così da godere di maggiore tempo libero per dedicare a se stessi.

Da quando siamo piccoli, sentiamo di storie di persone che inseguono per tutta la vita l’unico obiettivo di raggiungere una posizione fissa lavorativa, di guadagnare chissà quanti soldi al mese per potersi permettere poi cosa? Illusioni di felicità.

Perché alla fine di quello parliamo.

Crescendo ho avuto la fortuna di conoscere molte persone, le più infelici e insoddisfatte della propria vita nella maggior parte dei casi, erano quelle che investivano tutto il loro tempo per guadagnare più soldi possibili, per poi arrivare alla fine della giornata sfiniti e senza tempo da dedicare a loro, ai loro hobby, alla famiglia, alla loro Vita.

La scelta che ho fatto nel corso di questi ultimi anni, è stata quella di vivere nel pieno ogni momento che la vita mi concederà su questo pianeta.

Ho avuto la fortuna di inseguire i miei sogni e piano piano, di vederli realizzati.

Non so quanto durerà tutto questo, ma se penso a quello che mi è successo negli ultimi anni sono felice come non lo sono stato mai in vita mia.

E grazie lo devo dire a me stesso, al coraggio di andare un pò contro-corrente e di aver scelto il Tempo.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che parlava del paleontropologo Juan Luis Arsuaga, il titolo era una sua citazione che diceva:

“La vita non è lavorare tutta la settimana e il sabato andare a fare la spesa”.

E poi continuava:

“Tutti abbiamo bisogno di sapere perché siamo qui. Questa domanda, intrinseca nell’essere umano, è la più importante che ognuno di noi si possa porre. Se lo chiederanno anche i bambini che nasceranno tra millenni”. 

So che non è una scelta facile, ma ero curioso di sapere voi cosa ne pensavate a riguardo.

Questo articolo ha 5 commenti.

  1. Ciao Edo,
    sono assolutamente d’accordo con te, la vita non è solo lavorare e guadagnare soldi per diventare alla fine la persona più ricca del quartiere, della città o del cimitero. La vita è altro, e i soldi stessi servono a vivere opportunità ed esperienze, a dedicarsi ai propri hobby, alle persone che amiamo. Purtroppo la maggior parte di noi non riesce proprio a confrontarsi con questi concetti di vita.

    1. Ciao Ale!
      Hai ragione. Dovremmo fregarcene un pò di più e fare solo ed esclusivamente quello che vogliamo fare per la nostra vita e la nostra felicità esteriore e interiore.
      un grande abbraccio!

  2. Mi sono emozionata leggendo l’articolo, perché io mi sento esattamente così. Mi sento sempre fuori posto e lontana dalle idee di tutti quanti, quella diversa. Ma ora sono consapevole di essere così perché non ho accettato che il lavoro sia una ragione di vita, ma un mezzo per raggiungere i propri obbiettivi e i propri sogni.

  3. Ciao, proprio qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo sullo stress da lavoro e penso che il tuo completi proprio il ragionamento che stavo facendo.
    In quell’articolo si diceva che non è solo colpa del mondo del lavoro che ci richiede sempre maggiori sforzi, ma è soprattutto colpa nostra che siamo pervasi da un sentimento di competizione; perché fa figo lamentarsi di quanto lavoriamo, di quanto siamo stressati, di quanto siamo stanchi…ci sentiamo giudicati se torniamo a casa presto la sera e ci sentiamo migliori degli altri se lavoriamo fino a tardi. Ma a che prezzo? Il prezzo da pagare è l’infelicità di non poter dedicare abbastanza tempo ai nostri interessi, alla nostra famiglia e ai nostri amici e, come dici tu, ad un certo punto dovremmo fermarci e chiederci se questo è davvero quello che vogliamo.

  4. Grazie per questo articolo.

    I miei pensieri:

    La semplicita’ volontaria non e’ da tutti nel senso che ci sono persone che inconsciamente NON vogliono vivere in maniera semplice perche’ altrimenti lo farebbero.

    E infatti,magari,si complicano la vita deliberatamente.

    Se ne rendono conto,si lamentano per questo ma in diversi casi,NON fanno nulla per cambiare la situazione.

    Poi ci sono altre persone che scelgono di lavorare per vivere (lavorare il giusto,ognuno ha un suo concetto in merito) e dedicare ogni giorno del tempo al QUI E ORA,al VIVERE la vita con tutti e 5 i sensi.

    E’ tutta una questione di scelte.

    Ognuno costruisce la sua esistenza, come meglio crede.

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